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Il brutto anatroccolo e l’erba del vicino

Sicuramente conosci il famosissimo detto “l’erba del vicino è sempre più verde”.

Questa espressione popolare riassume in poche parole la malsana tendenza a giudicare gli altri, ritenendoli più fortunati e virtuosi di ciò che ritieni di essere o di avere.

Questo proverbio tocca in pieno la considerazione che hai di te stesso portandoti a sopravvalutare e a giudicare più benevolmente ciò che possiedono o realizzano gli altri.

Non ci vuole tanto a capire che questa abitudine al giudizio è sintomatica di una scarsa autostima e, a lungo andare, è fonte di una insoddisfazione profonda.

È così che si avvia un processo di svalutazione che ti porta a ritenere di essere meno bravo, meno bello e meno abbiente rispetto agli altri. Così anche semplici osservazioni possono diventare ossessioni: un vicino con una casa più bella e grande, un’amica sempre in tiro e senza un capello fuori posto, l’amico che ha una macchina costosa e via dicendo possono diventare fonte di frustrazione e di invidia.

La domanda interiore scatta quasi istantanea: perché gli altri si e io no?

Bene, se ti capita spesso di rimuginare questo genere di pensieri fra e te, sono convinta al 100% che non hai una vita molto serena. Questi pensieri giudicanti, infatti, hanno molto a che fare con la tua felicità interiore e con il senso di soddisfazione che provi per la vita che conduci e per le tue realizzazioni. Sicuramente non sei soddisfatto di te e dei traguardi che hai raggiunto nei diversi ambiti della tua esistenza.

Tuttavia, in questi casi, il problema non è tanto “nel prato o nell’erba del vicino”, ma nell’occhio di chi guarda.

Se ci pensi bene, gran parte dei giudizi che esprimi osservando ciò che hanno gli altri in più rispetto a te sono legati a dei beni materiali che magari non possiedi e vorresti avere. Questo eccesso di materialismo ti fa sentire inadeguato semplicemente perché leghi il tuo valore personale all’ottenimento di quei beni. Pensi che avendoli saresti più felice o che magari la tua vita diventerebbe migliore o più facile.

Ma davvero il tuo valore personale è legato a una macchina, a una casa, a un lavoro migliore o a una presunta “famiglia del mulino Bianco” che ti piacerebbe costruire?

Non pensi di valere a prescindere da quello che riesci a manifestare nella tua realtà oppure sei fermamente convinto che sia la tua realtà a definire il tuo valore personale?

Sai, la domanda che ti ho appena posto è molto potente perché ti porta modificare la percezione che hai di te stesso liberandoti dal giudizio degli altri e dall’ancora più malefico giudizio che hai nei tuoi confronti.

La verità è che invece di goderti ciò che hai realizzato e pensare che la tua vita sia un disastro su tutti i fronti, ti crogioli nella malsana tendenza a piangerti addosso impedendo che la vita stessa ti offra le possibilità e le realizzazioni che cerchi.

Basterebbe modificare, anche di poco, il proprio punto di vista per capire che la vita ti riporta ciò che alimenti nella tua interiorità. E se dentro di te c’è giudizio o invidia, che cosa pensi ti possa portare?

È ora di finirla con questa storia del brutto anatroccolo non tanto per sentirti magnanimo e buono quanto perché devi smettere, una volta per tutte, di auto vampirizzarti e decidere di valorizzare la tua unicità.

Può essere che l’impressione che chiunque se la passi meglio di te sia in parte veritiera, tuttavia, ti ricordo che la vita è fatta di luci e di ombre per tutti. E questa regola non risparmia nessuno: non esistono persone che non abbiano problemi o difficoltà. Quindi è probabile che ciò che osservi negli altri sia solo la versione distorta di ciò che è la realtà.

complesso-di-inferioritàNon lo dico per rincuorarti, quanto per farti capire che spesso quella sensazione di inferiorità che alimenti nasce quando ti paragoni con persone che, per carattere e scelta relazionale, comunicano solo “cose belle”, soddisfazioni e successi, tacendo le proprie angosce. Se ci pensi bene, ciò che osservi è fondamentalmente una maschera o solo un lato di una medaglia più complessa.

In questo caso è la tua mente che ti gioca un brutto scherzo perché ti mostra situazioni che confermano il tuo malcontento anziché presentarti la situazione nella sua generalità. Un esempio tipico? Il collega che è brillante e fa carriera mentre tu, per un motivo o per un altro, non avanzi e per questo ti senti inadeguato.

La prima cosa da fare, quando ti rendi conto di fare paragoni, è ricordare che la tua visione del prossimo è sempre soggettiva e parziale.

Forse, il collega non è poi così felice della sua posizione oppure per arrivarci ha dovuto fare delle rinunce in altri ambiti (ad esempio sacrificare le ore da dedicare alla famiglia e ai figli).

Se modifichi la tua visione della questione osservando la faccenda da un altro punto di vista, blocchi sul nascere il rimuginio negativo che alimenta la tua svalorizzazione. Infine, chiediti perché senti il bisogno di fare paragoni: ti servono conferme sul tuo valore, sulla tua posizione sociale oppure sulla tua avvenenza? Da dove nascono questi bisogni?

Una volta individuato il “punto debole”, devi accantonare ciò che sono gli altri (o ti sembra che siano) portando l’attenzione su di te, sulle tue qualità e sui tuoi obiettivi di vita.

In questo processo di crescita interiore ti può aiutare una persona di fiducia o chi ti vuole bene aiutandoti a focalizzarti sui tuoi pregi, le tue qualità e il valore dei tuoi obiettivi secondo una prospettiva che magari non hai mai contemplato.

Sono piccoli espedienti che ti aiutano ad allontanarti dalla tossicità del giudizio, a ridimensionare il pessimismo e a rafforzare la tua autostima.

Voler essere qualcun altro è uno spreco della persona che sei.
(Marilyn Monroe)

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