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Una cura per la pandemia dell’odio

Paura, odio e aggressività sono il prodotto più subdolo e velenoso della pandemia e la prova evidente che la crisi di questo particolare momento storico ha assunto proporzioni inaudite.

Cresce il disagio sociale mentre le Istituzioni, e i loro rappresentanti, sembra stiano lavorando per fomentare ulteriormente la contrapposizione fra le parti.

Invece di gettare acqua sul fuoco è evidente che la scelta politica sia quella di radicalizzare un confronto che sta assumendo sempre più i connotati di uno scontro sociale a tutti gli effetti, con evidenti intenti manipolatori.

social networkI social network sono diventati uno specchio di questa realtà disfunzionale dove il malessere collettivo è a sua volta indice di un disagio individuale ancora più profondo e radicato.

Quello che si osserva nelle bacheche dei social è il volto di una società malata che ha perso di vista i valori del collettivo, il rispetto reciproco e il senso della comunità.

Se si osservano i fatti con un occhio disincantato, tutto ciò che per anni è stato considerato scontato – diritto al lavoro, alla salute e alla libertà – sono il centro del bailamme conflittuale che si è venuto a creare.

Mentre fino a qualche tempo fa la rabbia nel mondo virtuale si manifestava in una botta e risposta al vetriolo fra i contendenti, oggi è evidente che si sia passato il segno soprattutto quando si leggono messaggi e commenti in cui si augura all’altro il peggio, se non addirittura la morte.

Si è passati dal ring a una condanna al patibolo senza possibilità di appello.

Anatemi e minacce che vengono scagliate con leggerezza senza considerare che le parole hanno un peso e, soprattutto, una frequenza.

Ci si dimentica che la realtà nella sua dimensione virtuale impatta anche nella vita reale, con ripercussioni tangibili di carattere economico, politico, sociale e, soprattutto, energetico.

Questo disagio collettivo si regge su 3 pilastri che formano un’enorme eggregora.

  • Informazioni confuse e incomplete in merito ai propri diritti economici, sociali e culturali, anche in ambito sanitario. Un fenomeno che alimenta il livello di esclusione di alcune frange della popolazione e diminuisce la percezione della sicurezza collettiva. Di certo non aiutano le fake news e i dati statistici palesemente manipolati. Su questo bisogna iniziare a coltivare un alto livello di attenzione e un maggiore discernimento per non lasciarsi catturare dalla paura che suscitano alcune informazioni palesemente fuorvianti.
  • Incitamento all’odio: indipendentemente dalle forme assunte (scritte o orali, verbali o non verbali, esplicite o implicite), contenente insulti, offese, dichiarazioni di intolleranza nei confronti di un singolo o di un gruppo specifico. E in questo stanno danno il meglio di sé alcune categorie di soggetti – come medici e giornalisti – che, considerato il loro ruolo professionale, dovrebbero innanzitutto essere forieri di imparzialità ed esercitare la loro professione senza esarcebare gli animi.
  • Polarizzazione di gruppo, ormai evidente in tutte quelle situazioni in cui gli atteggiamenti o le decisioni delle persone nel gruppo risultano molto più forti che nella realtà. Nella contrapposizione fra le diverse argomentazioni si tende ad estremizzare per rivendicare un senso di giustizia che scaturisce dall’identità di appartenenza a un gruppo. Gli psicologi sociali sottolineano che la polarizzazione di gruppo è un risultato diretto del conformismo. Poiché gli esseri umani sono creature sociali, di fatto, l’appartenenza a un gruppo può portare alla polarizzazione e alla radicalizzazione dei propri convincimenti personali.

Che cosa fare per arginare l’effetto disgregante di questa aggressività tossica che viaggia imperterrita nelle bacheche dei social network?

  • Evitare di cedere la propria energia e offrire agganci energetici. Significa non rispondete agli haters e a chi crea zizzania. Chi provoca o insulta non aspetta altro per continuare a riversare il suo odio e la sua frustrazione sul primo che commenta. Perciò, saper ignorare è vitale. D’altronde non si ha a che fare con persone che sono lì per confrontarsi. Una eventuale risposta non cambierebbe le loro idee ed il loro modo di fare.
  • Nascondere post e commenti velenosi. Se la vostra bacheca è piena di insulti, minacce o commenti che vi creano disagio, nascondeteli. L’energia va dove va l’attenzione. Per stare bene dovete nutrire il vostro focus solo di informazioni armoniche e soprattutto utili. E se l’hater ci riprova? Si nasconde nuovamente o si blocca direttamente.
  • Segnalare l’abuso. Questo potrebbe anche essere utile per gli altri. Inoltre, è bene sapere che ci si può rivolgere anche alle forze dell’ordine per bloccare i contenuti discriminatori, violenti e che incitano all’odio.
  • Modulare il tempo dedicato ai social network. Bisogna disintossicarsi da questo eccesso di informazioni contrastanti, perché tutto ciò, anche se non immediatamente visibile, lavora, volente o nolente, a livello inconscio.
  • Praticare il silenzio. Indipendentemente dal proprio convincimento personale su un determinato argomento, rispondere a una provocazione con commenti carichi di livore e odio serve solo a seminare zizzania. È sempre preferibile rimanere in silenzio ed essere considerati imbecilli, piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio. Ciò che alla fine rivela chi siamo davvero non sono le chiacchere dei famosi “leoni da tastiera” quanto le azioni. E se il vostro intento è rimanere fedeli a voi stessi e ai vostri convincimenti personali, parlerà la vostra vita per voi.

La chiave  per uscire da questa tensione generale è comunque individuale.

Dobbiamo tornare al nostro centro, dedicandoci momenti di ascolto e di silenzio. Per alimentare il senso di criticità e di discernimento possiamo usare il potere di semplici domande.

  • Sviluppare la capacità di sentire empaticamente la vera e profonda intenzione del soggetto con cui ci si relaziona (un telegiornale, ad esempio, o il prodotto di una multinazionale, o una società, o un gruppo di persone) richiede un lavoro costante. Bisognerebbe chiedersi: “Qual è la vera e profonda intenzione di chi ho davanti?” E poi imparare ad ascoltare il proprio corpo e il proprio sentire profondo. L’autonomia, l’indipendenza e la fiducia in sé stessi sono elementi essenziali per affrancarsi da ogni forma di manipolazione. Sviluppando questa abilità risulterà semplice comprendere se le intenzioni di chi abbiamo davanti, ad esempio, sono quelle di stimolare paura, giudizio, critica, colpa, ecc. per ottenere un beneficio personale a discapito di altri oppure se le intenzioni sono realmente formative e positive.
  • Nutrire il proprio potere personale. La domanda che bisognerebbe imparare a farsi è la seguente: “questa persona (o entità, gruppo, ecc.) mi tolgono potere personale o mi responsabilizzano realmente, permettendomi di accedere a risorse indipendenti e rendendomi autonomo nell’esprimere liberamente me stesso e le mie esigenze?”

Con questa forma di ascolto di sé stessi è possibile mantenere la propria integrità.

Le pratiche di presenza sono una chiave per smascherare le dinamiche di manipolazione mentale, emozionale ed energetica perpetrate dai singoli e dai mass media.

Si tratta di attività molto semplici ma che, nello stesso tempo, richiedono una buona dose di energia.

Avere energia significa avere un corpo sano e una mente lucida. Significa prendersi cura di sé stessi, delle proprie emozioni e del proprio corpo, nutrirlo con alimenti che gli sono affini, trascorrendo più tempo possibile in ambienti e luoghi naturali.

amare sè stessiIn poche parole significa Amore verso sé stessi.

E aggiungo che chi ama sé stesso ama la Vita, chi rispetta e ama sé stesso può rispettare e amare gli altri.

Ecco la chiave è proprio questa. Una vera e propria cura a qualsiasi forma d’odio.

“La vita mi sembra troppo breve per spenderla ad odiare e a tener conto dei torti altrui.”

Charlotte Brontë

26/10/2021

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