Critiche, silenzio, accuse sono i ganci psichici prediletti dai vampiri energetici.
Mi sembrava un sogno. Finalmente saremo andati a convivere insieme.
Addio ai dialoghi telefonici, ai messaggini su whatsapp, alle coccole e ai momenti di passione rubati alle incessanti ore della settimana lavorativa e alla frenesia della vita cittadina.
Tutto sarebbe diventato più stabile e più facile.
Quando ho deciso di andare a vivere con Luca ho pensato che sarebbe stata la sinergia perfetta, l’incastro fra anime gemelle.
Mi illudevo. Così come mentivo a me stessa pensando che lui si sarebbe occupato di tutte le questioni pratiche mentre io mi sarei concentrata sul lavoro e sulle mie passioni.
Incurante degli avvertimenti dell’amica del cuore che aveva intuito la profonda diversità fra me e Luca.
“Fai attenzione Annalisa, sei sicura di quello che fai? Lui mi sembra un tipo molto pratico e inquadrato? Sei certa che la tua vita con lui non ne risentirà?”.
Da brava sognatrice quale sono, ho ignorato con un sorriso l’avvertimento e sono andata avanti.
Ero raggiante. Niente e nessuno avrebbe potuto intaccare questo stato di grazia.
In quel periodo della mia vita viaggiavo tanto per lavoro e forse proprio gli impegni professionali avevano distolto la mia attenzione da dei segnali che erano già chiaramente visibili anche nei semplici dialoghi da apericena.
Sono bastati pochi mesi per rendermi conto della triste realtà.
Luca mi criticava continuamente e aspramente. Mal sopportava i miei atteggiamenti di apertura alla vita che lui definiva “ingenuotti e da figlia dei fiori”.
Anche le mie letture erano oggetto di critica. Le tematiche spirituali ed olistiche non si addicevano affatto al suo essere “quadrato”. E anche un libro sul comodino era motivo di scontro.
Questo ovviamente limitava enormemente il piano di confronto e di dialogo.
Alla lunga mi sono resa conto che iniziavo a nascondere le mie passioni, i libri, il mio sentire.
Facevo di tutto pur di non innescare la miccia della critica e questo atteggiamento non faceva altro che alimentare la mia infelicità e, sinceramente, anche la sua.
Luca lamentava il fatto che facessi sempre di testa mia.
“Sei troppo indipendente e non ti curi assolutamente delle mie esigenze”. Il problema che quando gli chiedevo quali fossero le sue esigenze non rispondeva. Non le conosceva neanche lui.
Mi accusava di non essere in grado di stare in coppia.
Questo suo pensiero mi feriva molto soprattutto perché, fin dall’inizio, mi sono mostrata entusiasta nel coinvolgerlo nelle attività che mi appassionavano.
Pure nelle faccende di casa ero molto presente. Mi rendeva felice il pensiero di condividere con lui la mia passione per la cucina con cene a lume di candela. Pensavo potessero rafforzare il rapporto ed alimentare dei momenti di intimità condivisa.
Quando accadeva che accettasse di fare qualcosa insieme, era proprio a quel punto che iniziavano le critiche.
C’erano sempre un “se” e un “ma” di troppo.
“Come puoi pensarla in questo modo”. “Ma con chi ti accompagni? (riferito agli amici)”. “Terra chiama Luna”.“Ma che hai nella zucca”. “Se fai così, sbagli”.
Che io fossi davvero sbagliata!? Il dubbio lo avevo.
Il rapporto si era svuotato di contenuti e procedeva, stancamente, per inerzia.
Anche la nostra vita sessuale, così appassionante all’inizio, si era inesorabilmente spenta per diventare una sorta di obliteraggio del sabato mattina.
La nostra relazione era diventata un calvario e la mia autostima cominciava a risentirne.
Non comprendevo quelle punizioni fatte di silenzi interminabili. Perché?
Che cosa avevo fatto di tanto malvagio per meritare quel silenzio assordante?
Quella mancanza di dialogo mi snervava. Stavamo nella stessa casa senza una parola per giorni perché lui si rifiutava di parlarmi.
Il passo dal silenzio, alle urla e alle lacrime è stato progressivo. Sono esplosa.
Era diventato un incubo.
Lui si ostinava ad assumere il controllo della mia vita, criticandomi neanche tanto velatamente, e io che cercavo di sgusciare dalla sua presa.
Ho impiegato 2 anni per uscirne.
Oltre 700 giorni per capire che stavo barattando la mia energia e la mia essenza con un pensiero offuscato di quello che pensavo fosse Amore.
Ora lo so. Non poteva essere amore dato che non mi amavo abbastanza.
La chiave che ha scardinato tutta questa illusione è stata proprio questa.
L’Amore. Quello con la A maiuscola.
In una accaldata giornata di agosto, mi sono alzata dal letto e ancora insonnolita mi sono guardata allo specchio del bagno facendomi 3 semplicissime domande.
Sei felice?
Che cosa vuoi davvero?
Ti ami?
Questi 3 punti interrogativi risuonavano nella mia testa.
Semplicemente avevo sognato la notte. Qualcuno me li aveva sussurrati alle orecchie.
Sono andata in camera da letto e in barba a quel muro di silenzio ho detto: “Luca, è finita, mi riprendo me stessa.”
Ho sorriso mentre lui mi guardava inebetito.
Ho indossato la tuta senza neanche un filo di trucco e sono andata al parco.
Da sola.






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